L’influenza dell’esercizio fisico nel morbo di Parkinson – LAB91

 

Il morbo di Parkinson è una patologia degenerativa che interessa alcune funzioni come il movimento e l’equilibrio. Tale malattia rientra in una gruppo di patologie detto “Movement Disorder”, ovvero “disordini del movimento”.
La malattia di Parkinson insorge con una lieve preponderanza negli uomini di età compresa tra i 58 ed i 60 anni, anche se esistono casi di insorgenza precoce nella fascia di età tra i 21 ed i 40 anni.
Le aree celebrali colpite sono i gangli della base (nucleo caudato, putamen e globus pallidus) che, tra le varie funzioni che svolgono, compartecipano al controllo del movimento.
La sintomatologia tipica è:
– tremore (anche a riposo);
– rigidità muscolare agli arti, al tronco od al collo;
– rallentamento dei movimenti (bradicinesia) e difficoltà ad iniziare un movimento spontaneo (acinesia) sino al blocco motorio;
– equilibrio instabile (nella fase più avanzata della malattia)
– posizionamento posturale curvo, con dorso flesso in avanti e gambe piegate;
– disturbi della deambulazione con riduzione del movimento pendolare delle braccia e passo più breve. Si nota anche un trascinamento dei piedi ed un’accelerazione del passo.

MALATTIA DI PARKINSON ED ESERCIZIO FISICO

Nella malattia di Parkinson, l’esercizio fisico è importante per il controllo dei sintomi invalidanti della patologia stessa; pertanto diversi studi (Rafferty MRR, Schmidt PN et al., 2017; Moore CG, Schenkman M et al., 2013; Shulman LM, Katzel LI et al., 2015) mostrano una buona interazione tra la terapia farmacologica e l’esercizio fisico. In uno studio del 2017 (Hou L, Chen W, Liu X, Qiao D and Zhou F, 2017) si è notato che la somministrazione temporale e l’intensità dell’esercizio fisico dosata in modo appropriato, risulta efficiente nel prevenire l’insorgenza della malattia e nel ripristino del controllo motorio da parte dei gangli della base.
Oltre ad un miglioramento dal punto di vista motorio, un altro studio (Vina J, Sanchis-Gomar F, Martinez-Bello V and Gomez-Cabrera MC, 2012) ha evidenziato un miglioramento delle apacità cognitive, di apprendimento e di memoria, grazie all’aumento della produzione di ß-endorfina che influisce sullo stato psicologico della persona. Pertanto l’esercizio fisico, perché abbia un effetto terapeutico nella malattia di Parkinson, deve essere continuativo e bel regolato attraverso un programma di lavoro personalizzato, che garantisca una buona qualità di vita al soggetto affetto dalla malattia.
Tra le discipline consigliate a chi soffre di tale malattia troviamo, lo yoga, la ginnastica posturale, il “nordic walking”, il nuoto che mirano al perfezionamento del controllo e del coordinamento motorio. Quello che però interessa principalmente alla comunità scientifica è l’intensità e la durata dell’attività stessa. Uno studio condotto da Shulman e colleghi (Shulman LM, Katzel LI et al., 2015) ha analizzato tre tipi di esercizi fisici, eseguiti tre volte alla settimana per tre mesi, che prevedevano una camminata su tapis roulant a bassa intensità (50 minuti al 40%-50% della frequenza cardiaca massima), una camminata su tapis roulant ad alta intensità (30 minuti al 70%-80% della frequenza cardiaca massima) ed una combinazione d esercizi di stretching e di resistenza (2×10 ripetizioni per gamba di leg press, leg extension e leg curl). Da questo studio si sono notati miglioramenti significativi riguardanti la distanza compiuta sul tapis roulant (aumento del 12% con camminata a bassa velocità, e del 6% con camminata ad alta velocità), oltre che un miglioramento delle funzioni cardiovascolari, ed un miglioramento della forza muscolare (16%) con la combinazione di stretching ed esercizi di resistenza, stabilizzando ulteriormente il gesto motorio.
Un ulteriore studio del 2017 (Schenkman M, Moore CG, Kohrt WM et al., 2017) ha rivelato un’efficacia maggiore degli esercizi ad alta intensità soprattutto nel contenere il peggioramento della sintomatologia motoria.

In conclusione, si è potuto notare come una combinazione di esercizi possa costituire un programma ottimale per il trattamento del Parkinson, valutando comunque le condizioni fisiologiche del soggetto e lo stato della malattia. Pertanto, bisogna ancora comprendere il dosaggio e l’intensità ottimale dell’esercizio che permettano di ottenere i risultati migliori.

Riferimenti
Nutini, Alessandro. “Esercizio fisico e malattia di Parkinson” Rivista di Chinesiologia